Se hai visto WandaVision, sai già quanto Paul Bettany tenga a Visione. Alla conferenza stampa di VisionQuest al Festival del cinema di Roma, si è presentato affiancato da Ruaridh Mollica (si pronuncia Rory), il nuovo arrivato che nella serie interpreta Tommy, suo figlio. Ne è uscita una chiacchierata di una ventina di minuti tra ricordi, battute e intelligenza artificiale, con un aneddoto su Jennifer Connelly che ti farà sorridere.
Bettany lavora con Marvel da vent’anni e la racconta più come una piccola bottega che come un colosso: poche persone, tante chiacchiere sui progetti. WandaVision è nata da un’idea di Kevin Feige ed è stata sviluppata da Jac Schaeffer, e all’inizio nessuno ci puntava granché. Il cast era convinto che a lanciare Disney+ sarebbe stata The Falcon and the Winter Soldier. «Pensavamo che il nostro show fosse solo per i nerd e per gli outsider come noi», racconta. Così se la sono presa comoda e si sono divertiti a costruire una specie di piccolo rompicapo. Poi è arrivata la notizia che la piattaforma l’avrebbero inaugurata proprio loro, e lì si sono presi un bello spavento.
Il successo gli ha fatto capire chi c’è davvero dall’altra parte dello schermo. Chi lo ferma per parlargli di Visione, dice, gli ricorda il ragazzino che era lui a scuola: quello preso di mira, quello che si sentiva un pesce fuor d’acqua e non trovava il suo posto tra i grandi. All’improvviso si è accorto di parlare a un pubblico enorme, e ci tiene che queste persone si sentano viste.
Gli chiedono quale versione di Visione preferisca e lui la prende sul ridere. Ricapitolando: Visione nasce quasi onnipotente e un po’ ingenuo, si innamora e va male, muore, torna in vita e muore di nuovo quasi subito. «Tutto molto divertente», dice. Il suo cuore però resta su WandaVision, dove con Elizabeth Olsen ha trovato una storia tutta loro: un amore che poi è diventato un racconto sul dolore e sulla perdita.
In VisionQuest ritroviamo un Visione che si ricorda tutto ma non riesce più a sentire niente, e che fa finta che vada tutto bene. Per Bettany è una storia su chi siamo, quella di qualcuno che deve fare pace con quello che gli è successo. E poi c’è il suo pubblico, tanti ragazzi che stanno crescendo e cambiando: secondo lui Visione deve cambiare insieme a loro. Molti di quei ragazzi non andranno mai a vedere un film d’autore, e riuscire a parlargli con una serie Marvel per lui vale quanto qualsiasi altra cosa.
Non poteva mancare la domanda sull’intelligenza artificiale, visto che ormai ce l’abbiamo tutti in tasca. Bettany ricorda che la serie l’hanno girata circa un anno e mezzo fa, e che la tecnologia corre così veloce che starle dietro non avrebbe avuto senso. Così ne parlano in modo indiretto, mettendo a confronto Ultron e Visione.
Ultron è l’IA cattiva: vuole comandare sugli esseri umani e non sopporta quanto siamo lenti e pasticcioni. Visione è il suo opposto, e proprio in quei difetti ci vede la cosa più bella che abbiamo. «La democrazia è inefficiente, i bambini sono inefficienti, non diventano utili per anni, l’arte è inefficiente», dice Bettany. Però mette le mani avanti: la serie non vuole fare la lezione a nessuno sul futuro dell’intelligenza artificiale.
Per Rory tutto è partito da un’email e da un provino registrato da solo, a casa. Cinque mesi dopo era seduto accanto a Bettany. Marvel, come al solito, non gli aveva detto praticamente niente: la serie aveva un titolo finto, il personaggio un nome finto (Tucker) e pure le scene erano inventate. Lo stile di Terry Matalas e dei suoi sceneggiatori però si riconosceva già: c’era una lite tra padre e figlio in macchina, e faceva ridere. Convinto di non avere nessuna chance, Rory si è semplicemente divertito. Poi è arrivato un provino al mese, uno di persona a Londra e l’ultimo negli Stati Uniti, e a quel punto si è detto che forse era il caso di fare sul serio.
La cosa che ricorda di più è il provino con Bettany. Fino ad allora aveva recitato con l’accento londinese o con quello americano, finché Paul gli ha chiesto di usare il suo, quello vero. Per Rory è stato importantissimo, perché ha potuto mettere un pezzo di sé nel personaggio. Da Paul ha imparato anche a lasciar perdere laser e robot e a pensare solo alle emozioni e alla verità di ogni scena. E poi i set, costruiti quasi tutti da zero con centinaia di ore di lavoro dietro. È cresciuto con Marvel, quindi starci dentro per lui è un sogno.
Tra i due la scintilla è scattata subito. Rory racconta del viaggio lampo a New York, otto ore in tutto, e del primo incontro con Bettany e Matalas: «Ti ho visto e ho pensato: voglio che tu sia mio padre». Non aveva mai messo piede su un set, era agitato ed emozionato e si sentiva fuori posto, e Paul gli rispondeva a ogni domanda proprio come farebbe un papà. In più le prime scene girate insieme erano anche le prime della serie, quindi il loro rapporto è cresciuto episodio dopo episodio.
Bettany dice che non pensa mai di fare un robot: con costume e trucco addosso, prova semplicemente a essere umano. Si è chiesto come si sentirebbe un robot con un figlio umano, e la risposta l’ha trovata a casa sua. Ha un figlio di 28 anni che non è suo biologicamente ma che ha cresciuto da quando il ragazzo aveva quattro anni, e lo sente suo esattamente come gli altri figli. Con Rory, poi, è stato facile: lo trova affascinante e «irritantemente fotogenico», e chiude con una battuta. «Tutti lo adorano. È disgustoso.»
In una scena padre e figlio parlano in italiano, e Bettany ammette che è stata dura. Il motivo? Sua moglie, Jennifer Connelly. Lei l’italiano lo parla benissimo, perché da ragazzina ha girato qui due film di fila: uno con Dario Argento e C’era una volta in America, che per Bettany è un capolavoro. Così, quando lui prova a recitare in italiano, lei lo prende in giro perché si vergogna per lui.
All’inizio l’idea era doppiare quelle battute con una voce profondissima, che a tutti sembrava esilarante. Alla fine invece hanno tenuto la sua. Con l’Italia comunque è amore vero, perché lui e Jennifer ci vengono spesso, e Bettany ne è convinto: «Se Dio esistesse, avrebbe passato cinque giorni in Italia prima di creare tutto il resto».
Per approfondire: la scheda di VisionQuest su Wikipedia
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