C’era un rischio enorme di fare una mezza fesseria con questo progetto, e invece i primi episodi ti stampano un sorriso in faccia che ciao. Prendere il personaggio di Spider-Man Noir, staccarlo dalle solite storie animate e piazzarlo in un live-action vero e proprio ambientato nella New York degli anni ’30 è stata una scommessa pazzesca, ma vinta alla grande. La serie ha un’anima tutta sua che si respira fin dal primo minuto, un mix tra il fumetto classico e quei vecchi film di detective in bianco e nero che ormai non fa più nessuno.
Nicolas Cage nei panni di questo Peter Parker invecchiato, disilluso e un po’ cinico è semplicemente perfetto, c’è poco da fare. Ha quella voce e quella camminata pesante di chi ne ha viste troppe, ben lontano dal ragazzino solare che siamo abituati a vedere nel Queens. La trama ti scaraventa in mezzo a un’indagine tesissima, dove i classici superpoteri passano quasi in secondo piano rispetto al lavoro investigativo vero e proprio. Gotham… scusate, New York è una giungla di corruzione, fumo di sigaretta, locali jazz clandestini e criminali in trench che si muovono nell’ombra. Ma la cosa figa è che la narrazione non corre a tavoletta: si prende i suoi tempi, costruisce l’atmosfera un pezzo alla volta e ti fa respirare l’odore della carta di giornale umida e della pioggia sull’asfalto.
Visivamente raga… qui c’è da cavarsi gli occhi. La scelta della fotografia è una roba maniacale. Non è solo un bianco e nero piatto buttato lì per fare i fighi, ma c’è un uso delle luci e delle ombre (lo stile chiaroscuro proprio dei vecchi noir) che taglia le inquadrature come se fossero lame. Quando vedi la sagoma di Spider-Man col cappotto lungo e il cappello che si muove tra i tetti, sullo sfondo dei palazzi d’epoca illuminati dai fari delle auto, ti viene la pelle d’oca. Il costume è reso da Dio, sporco e realistico al punto giusto.
Il problema vero però sapete qual è? Che a volte la serie si compiace fin troppo del suo stile. Verso la metà della stagione, la trama investigativa rallenta parecchio per dare spazio a lunghi monologhi interiori e a scene d’atmosfera che, per quanto bellissime da vedere, rischiano di far perdere il filo del discorso. Se cercate un prodotto Marvel con azione frenetica ogni cinque minuti, esplosioni giganti e battutine continue, siete totalmente fuori strada e potreste trovarlo un po’ pesante.
Resta il fatto che questa serie è una boccata d’aria fresca allucinante in un panorama di supereroi tutti uguali. Ha avuto le palle di osare sul tono, sul ritmo e sull’estetica, regalando una versione del Cavaliere d’Aracne (passatemi il termine) incredibilmente matura e affascinante. Finisci l’ultimo episodio e ti resta addosso quella voglia matta di rimetterti il trench e accenderti una sigaretta sotto la pioggia.

