Allora, io ve lo dico subito: se avete passato gli ultimi anni a guardare i video di Kane Pixels su YouTube sapete già di cosa parliamo, ma vederlo al cinema con la produzione della A24 dietro fa tutto un altro effetto. Backrooms è un incubo a occhi aperti. Non è il classico horror con i mostri che ti saltano in faccia ogni due minuti per farti prendere lo spavento facile, no. Qui parliamo di un’angoscia psicologica, una roba viscerale che ti si infiltra sotto la pelle e ti fa guardare gli angoli di casa tua con il terrore puro una volta uscito dalla sala.
La trama di base gira intorno a questo concetto assurdo del “noclip”, cioè quando praticamente scivoli fuori dalla realtà e ti ritrovi intrappolato in questo labirinto infinito di stanze vuote. Pareti giallognole, moquette umida che sembra quasi di sentirne la puzza in sala, e quel ronzio infernale dei neon che dopo mezz’ora ti entra nel cervello e non ti molla più. Il protagonista si ritrova lì dentro completamente a caso, e la prima parte del film è un saggio pazzesco su come gestire la tensione cinematografica usando il nulla. Sei lì con lui, bloccato in questi spazi geometrici tutti uguali dove non capisci dove sei, dove stai andando e, soprattutto, se sei davvero da solo.
Visivamente il film è un gioiellino pazzesco, c’è poco da fare. Mantiene quell’estetica sporca da videocamera anni Novanta (quello stile Found Footage un po’ analogico che va tanto di moda adesso) ma con una qualità visiva che sul grande schermo ti pulisce gli occhi. Il regista fa un lavoro maniacale sul sound design: ogni passo sulla moquette, ogni respiro affannato, ogni minimo scricchiolio in lontananza diventa un colpo al cuore. Ti ritrovi incastrato in un’ansia claustrofobica allucinante, anche se tecnicamente sei dentro stanze gigantesche. Il paradosso è proprio quello, ed è reso da Dio.
Il problema vero però sapete qual è? Che il film a metà strada rischia di diventare un po’ ripetitivo. Se non entrate nel trip dell’atmosfera e della pura esplorazione, tutta la parte centrale in cui il protagonista vaga per i corridoi potrebbe sembrarvi un po’ statica. La sceneggiatura cerca di allargare la lore e di dare qualche risposta sul perché esiste quel posto (senza però rovinare il mistero, fortunatamente), ma il ritmo rallenta parecchio rispetto all’inizio folgorante.
Resta il fatto che Backrooms è un esperimento pazzesco che dimostra come si possa fare cinema horror di altissimo livello partendo da una creepypasta di internet. Niente lezioni di morale del cavolo, niente finali consolatori con lo spiegone perfetto. Ti lascia addosso una sensazione di vuoto e smarrimento incredibile. Voto 7.5 di stima totale, andate a vederlo ma solo se avete i nervi saldi.

