Spider-Man: Brand New Day recensione

Spider-Man in volo tra i grattacieli in Spider-Man: Brand New Day

Spider-Man: Brand New Day… sto ancora metabolizzando l’anteprima e c’ho una combinazione di brividi e magone che non vi dico. Quando la Marvel e la Sony hanno annunciato che Destin Daniel Cretton avrebbe preso le redini di Spider-Man 4 per lanciare questo nuovo corso, la mia reazione — e quella di metà internet, parliamoci chiaro — era un misto di curiosità spinta e ansia pura. Pensavo: “Ecco qua, dopo che col finale di No Way Home il mondo intero si è dimenticato di Peter Parker, questi ora sbragano di nuovo col multiverso e rovinano quella solitudine perfetta”. Poi entri in sala, parte la proiezione e ti ritrovi davanti a un cinecomic street-level di una maturità devastante, roba che il Marvel Cinematic Universe non vedeva dai tempi di Captain America: The Winter Soldier o della serie di Daredevil.

Di cosa parla Brand New Day

Stavolta niente viaggi dimensionali o navicelle spaziali, scordatevelo: questo è un film sporco, urbano, cinico, dove Peter Parker è un ragazzo solo al mondo che dorme in un buco di appartamento a New York, fa le ronde h24 ed è completamente divorato dal peso della maschera. La scelta di Cretton alla regia si vede tutta ed è una benedizione assoluta. Il regista abbandona la patinatura leggerina della vecchia trilogia per girare una New York piovosa, cupa, piena di vicoli stretti, dove la cinepresa segue i movimenti di Tom Holland con una fisicità brutale, facendoti sentire ogni singolo tonfo, ogni osso rotto e ogni acrobazia tra i palazzi. La fotografia di Brett Pawlak gioca tantissimo sui contrasti tra l’oscurità dei quartieri di notte e le luci fredde dei neon, mentre le musiche di Michael Giacchino prendono lo storico tema dell’Uomo Ragno e lo deformano, rendendolo malinconico, quasi tragico, a riflettere una trasformazione anche fisica e psicologica del protagonista che comincia a perdere il controllo e la pazienza.

Partiamo da quello che mi è piaciuto

Ma parliamo del cast perché qui la gestione dei personaggi è una roba da rimanerci secchi. Tom Holland fa una prova attoriale spaventosa, la migliore della sua carriera nei panni di Spidey: non è più il ragazzino entusiasta all’ombra degli Avengers, è uno Spider-Man spezzato, aggressivo, stanco, che vede da lontano MJ e Ned vivere le loro grandi vite all’MIT senza che loro abbiano la minima idea di chi lui sia. E l’incastro dei comprimari funziona alla perfezione. Zendaya e Jacob Batalon restituiscono quel senso di “vuoto” nostalgico in modo perfetto, ma è la dinamica con le nuove entrate a far saltare il banco: l’interazione tra Peter e il Frank Castle di Jon Bernthal è da pelle d’oca, un contrasto etico ed emotivo feroce tra un vigilante che spara per uccidere e un ragazzino che sta cercando di non sprofondare nella rabbia. E la presenza di Michael Mando (che finalmente riprende Mac Gargan) insieme a Mark Ruffalo e all’enigmatico personaggio interpretato da Sadie Sink dona una densità a tutta la lore cittadina che ti tiene incollato alla poltrona per quasi due ore e mezza.

Il confronto con i fumetti

Se facciamo un confronto con il materiale a fumetti originale — e qui i lettori della run di Brand New Day del 2008 capiranno subito — il film fa una scelta geniale: prende quel concetto di “reset” totale dello status quo ma ne cancella tutta la fuffa editoriale o le scappatoie facili. Se nei fumetti quella svolta aveva fatto storcere il naso a molti per come era stata gestita la continuity, qui al cinema diventa una metafora dolorosissima sul passaggio all’età adulta, sulla solitudine e sul prezzo che comporta il totale altruismo. Si avvicina molto di più allo spirito dei classici fumetti degli anni ’70 e all’angoscia urbana di un The Batman piuttosto che ai soliti cinecomic leggeri a cui siamo abituati negli ultimi anni, regalandoci una dimensione tragica e matura che toglie qualsiasi traccia di retorica.

Cosa dice la critica

Non tutti la pensano come me, soprattutto sul finale. Su Recenserie Federico Salata lo trova troppo sbrigativo. Secondo lui Bruce Banner sta nel film più per fare hype che perché la storia ne abbia bisogno, e il personaggio di Tramell Tillman sembra tagliato al montaggio. Se per voi il finale conta più di tutto, tenetelo presente.

Quindi, ci vai o no?

Quando si arriva al climax finale… vabbè raga, lì si va in apnea e ti ritrovi con le mani nei capelli. Lo scontro conclusivo non è la solita resa dei conti patinata in CGI in mezzo al nulla, ma una battaglia disperata, intima e registicamente sontuosa nel cuore di New York che ti si pianta dritto nello stomaco e ti lascia senza fiato. Cretton non ci concede una scorciatoia rassicurante o un lieto fine mieloso per mandare tutti a casa col sorriso ebete; ti sbatte in faccia la durezza delle conseguenze che le scelte di Peter hanno sulla sua vita e sul suo corpo, lasciandoti addosso un senso di vuoto e una voglia matta di vedere dove andrà a parare il futuro del personaggio.

Scheda

TitoloSpider-Man: Brand New Day
RegiaDestin Daniel Cretton
CastTom Holland, Zendaya, Jacob Batalon, Jon Bernthal, Mark Ruffalo, Sadie Sink
MusicheMichael Giacchino
Duratacirca 144 minuti
Uscita in Italia29 luglio 2026
Voto7,5/10

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