007 First Light – Recensione

Ma che si sono fumati per il nuovo gioco di James Bond?

Allora, togliamoci subito il dente: scordatevi i vecchi sparatutto vecchio stampo o i cloni sbiaditi di Call of Duty col marchio di James Bond stampato sopra. Questo 007: First Light è una roba che o la ami o la odi, non ci sono vie di mezzo. Io ci ho passato le ultime notti incollato allo schermo e c’ho ancora i pollici che mi fanno male, ma la prima cosa che ho pensato è stata: “Minchia, gli sviluppatori hanno avuto un coraggio da pazzi”. Sì, perché l’ansia dei gamer era a livelli illegali (me compreso, ve lo giuro, temevo la solita operazione commerciale acchiappa-soldi senza un briciolo di anima) e invece questi che fanno? Prendono la lavagna, cancellano tutto il gameplay del passato e ricominciano da zero. Ma da zero sul serio eh. Ne è uscito fuori un action-stealth che è gelido, violento, sporco… un Bond agli inizi che controlli tu e che è una macchina da guerra cinica ma anche un uomo che commette degli errori di valutazione clamorosi, che prende un sacco di mazzate se sbagli l’approccio stealth e fa fatica a rialzarsi. Il sistema di movimento e combattimento poi? Io ero super scettico, lo ammetto, dai primi trailer sembrava il solito action legnoso… e invece spacca. Ha una fluidità imponente e un feeling delle armi che ti fa capire subito che con questo titolo non si scherza mica.

Però, sia chiara una cosa, il gioco c’ha un problema grosso come una casa: il ritmo a metà campagna. Parliamo di un’avventura parecchio lunga e, vi giuro, nella parte centrale si sente tutta. La sceneggiatura a un certo punto si impantana nel voler spiegare nei minimi dettagli tutti i complotti geopolitici tramite file da leggere, registrazioni audio e dialoghi infiniti via codec… insomma, un mezzo mattone di informazioni che spezza l’adrenalina pazzesca delle prime missioni. Lì il ritmo rallenta bruscamente, diventa tutto troppo verboso e ti viene quasi da skippare le cinematiche. Anche le missioni secondarie in quel blocco lì, che dovrebbero servire a farti guadagnare crediti per sbloccare i potenziamenti, sono un po’ ripetitive: vai lì, hackera quel terminale, scappa senza farti vedere… insomma, un po’ di noia sale. Pure il villain principale, che per quel poco che si vede nelle boss fight e nei filmati è cattivo forte e c’ha un carisma psicologico pazzesco, entra in scena troppo tardi! Ti resta addosso quel nervoso tipo: “Ma perché lo state tenendo nascosto? Fatemi scontrare con lui!”. Sembra quasi che lo abbiano voluto conservare per i boss finali o per un seguito, lasciandoti un po’ di amaro in bocca a metà strada.

Visivamente però… vabbè, c’è da rimanere a bocca aperta col controller in mano, c’è poco da fare. Il motore grafico fa un lavoro da dio sui riflessi, sulle luci al neon e sul Ray Tracing, specialmente nelle missioni notturne. C’è un livello iniziale ambientato tra i tetti e i vicoli fatiscenti dell’Europa dell’Est, sotto una pioggia battente, che è una roba da tachicardia pura, roba che ti manca l’aria per quanto è fotorealistico. Il comparto tecnico lavora tantissimo sui contrasti cromatici: passiamo dal grigio asettico e chirurgico delle sale server dell’MI6 al fango e al fumo delle esplosioni delle ambientazioni industriali. E il sound design delle armi ci mette il carico da novanta, perché ogni singolo sparo silenziato sembra vero e i rumori ambientali ti aiutano a capire dove sono i nemici, dandoti una sensazione fisica pazzesca.

Alla fine dei conti, pure con quel blocco centrale un po’ noioso e pesante, First Light è esattamente la boccata d’aria fresca che serviva a 007 nel mondo dei videogiochi per non finire a fare la muffa. Ha avuto le palle di rischiare, di scontentare i puristi dei vecchi sparatutto ignoranti per regalare un’esperienza solida, matura e visivamente sontuosa. Per me vale ogni singolo centesimo del prezzo del biglietto… anzi, del prezzo di copertina, ma giocatelo con le cuffie buone altrimenti perde metà della sua potenza. Voto 8 di stima per il coraggio del reset, era ora.