C’era un rischio enorme con questo sequel: fare la solita operazione nostalgia, rimettere in fila le battute più famose del 2006 e incassare. E invece no. Il diavolo veste Prada 2 prende quel mondo patinato e lo butta dentro il presente, dove le riviste di carta non le compra più nessuno e una storia di Instagram conta più di una copertina. Il risultato è una commedia molto più cinica e cattiva di quanto ti aspetti.
Di cosa parla Il diavolo veste Prada 2
Runway non è più l’impero intoccabile di una volta. La rivista finisce nel mirino per un marchio sponsorizzato in un numero, i social la fanno a pezzi tra meme e commenti, e la redazione è piena di assistenti Gen Z che parlano un’altra lingua. Per rimettere in piedi la comunicazione viene richiamata proprio lei, Andy Sachs. Fine.
Partiamo da quello che mi è piaciuto
Meryl Streep. C’è poco da fare. La sua Miranda stavolta è meno teatrale e molto più umana: non deve solo comandare i suoi sottoposti, deve combattere contro l’algoritmo e contro una cultura che la vorrebbe “cancellata”. È una donna che pur di non diventare irrilevante è pronta a dare fuoco a tutto quello che ha costruito. E vederla vacillare, anche solo per un attimo, fa un effetto strano.
Poi c’è il gioco con Anne Hathaway ed Emily Blunt, che è la cosa più figa del film. Andy non è più la stagista spettinata col maglione ceruleo: ha imparato fin troppo bene le lezioni del suo ex capo. E il film gioca sporco, ti porta a chiederti se la nuova cattiva della storia non sia diventata proprio lei. Emily invece è il cuore ferito di tutto il film, quella che cerca di stare a galla in un ambiente che non perdona la fragilità.
E sotto ci sono la satira e il cinismo. La moda qui non è più il sogno da copertina del primo film, è un tritacarne. Il lavoro tossico non viene più venduto come il rito di passaggio da sopportare per fare carriera, ma per quello che è. E c’è una frecciata intelligente a come le grandi aziende, moda compresa, usano le battaglie sociali solo per fare marketing.
Dove zoppica
Il problema vero però sapete qual è? Il terzo atto. A un certo punto la sceneggiatura schiaccia sull’acceleratore e risolve conflitti legali e aziendali grossi come una casa con una facilità che non ci sta. E poi la sottotrama sentimentale di Andy, che sembra un avanzo del cinema dei primi anni 2000 e stona parecchio con il tono cattivo e moderno di tutto il resto.
Quindi, ci vai o no?
Sì, soprattutto se il lavoro ti mette pressione e conosci bene l’ansia del “devi essere sempre sul pezzo”. È una commedia nerissima che sostituisce i vestiti da sogno con una riflessione amara: il diavolo non veste più solo Prada, ma si nasconde dietro ogni click e ogni strategia di branding. Se invece cerchi solo la coccola nostalgica, preparati a uscire con un po’ di amaro in bocca.
Scheda
| Titolo | Il diavolo veste Prada 2 |
| Regia | David Frankel |
| Cast | Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci, Kenneth Branagh |
| Durata | 119 minuti |
| Uscita in Italia | 29 aprile 2026 |
| Distribuzione | 20th Century Studios |
| Voto | 7/10 |
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