Esistono ancora le Fiere del Fumetto nel 2026?

Pubblico a Lucca Comics & Games 2026

Al termine della sessantesima edizione di Lucca Comics & Games, un evento importante che celebra un anniversario di tutto rispetto, è il momento di porsi una domanda: nel 2026 ha ancora senso organizzare fiere del fumetto? Dal mio punto di vista, la risposta è no.

L’origine delle manifestazioni

Il 1965 è un anno cardine per l’evoluzione di questo settore e della cultura del fumetto: un gruppo di studiosi e accademici decide di organizzare a Bordighera il primo Salone Internazionale dei Comics, una sorta di edizione pilota. L’anno successivo, nel 1966, la manifestazione si sposta dalla Liguria alla Toscana, più precisamente a Lucca, trasformandosi nel tempo nell’attuale Lucca Comics & Games.
Negli anni Novanta, però, il settore conosce un vero boom: nascono realtà che oggi sono riconosciute a livello nazionale, come Romics e Comicon, con l’arrivo del nuovo millennio, infine, quasi ogni provincia può vantare la propria manifestazione.

Il motivo del boom

Bisogna tornare indietro nel tempo, dagli anni Sessanta agli anni Duemila. In quel periodo, una persona appassionata di fumetti non disponeva degli strumenti attuali per reperirli, primo fra tutti Internet. Da questa esigenza nasce l’idea di creare veri e propri luoghi in cui acquistare fumetti, dialogare con persone che condividono la stessa passione e confrontarsi con le case editrici per ricevere informazioni sulle nuove uscite o, magari, per capire come entrare in contatto con gli autori. Questo è stato il cuore pulsante che ha sostenuto il settore per oltre quarant’anni.

Prime foto delle Fiere del Fumetto

La conversione tra fumetto e pop cultura

I tempi mutano e, con essi, cambiano anche gli interessi del pubblico. Emergono così nuovi ambiti, dal cinema alle serie TV, dalla musica alla tecnologia. È in questo contesto che le manifestazioni di questo tipo si aprono alla “cultura pop”, registrando numeri record e proponendo una programmazione sempre più variegata. In questo modo, avvicinano un pubblico sempre più ampio a ciò che un tempo era considerato una nicchia.


Crescono le presenze e, di conseguenza, anche gli incassi: le fiere del fumetto si trasformano da piccoli eventi organizzati da appassionati in vere e proprie potenze economiche, capaci di generare milioni di euro.

Comicon

Ad oggi ha senso chiamarle fiere del fumetto?

Questa conclusione sarà estremamente personale, una sorta di pensiero messo per iscritto.

Ad oggi no, non ha senso.

Un no quasi netto: sembra che non ci sia più interesse per il fumetto, gli autori e le case editrici. Tutto si può reperire con un rapido clic; gli albi si possono acquistare già con uno sketch che qualcuno si è fatto realizzare in fiera, per poi rivenderli come trofei. Gli autori stessi sembrano quasi un problema nelle fiere di oggi, visti come bastoni tra le ruote da allontanare a tutti i costi. Lo stesso discorso vale per le case editrici che, nonostante le mille difficoltà, sono sempre presenti. Paradossalmente, non possiamo attribuire colpe precise per tutto questo: dobbiamo solo arrenderci all’idea che il concetto di fiera del fumetto non esista più. Ora sono fiere della cultura pop e, come tali, i fumetti sono solo una piccola realtà tra le tante che le compongono.

Speriamo che prima o poi qualcosa possa cambiare.

Foto di copertina: Michele Mariani

Leggi anche: GigaCon Caserta 2026 · Milan Games Week 2026 con John Romero · PAZ, l’opera omnia di Andrea Pazienza