Ma c’era davvero bisogno di un film per Mando e Grogu? Parliamone.

Allora, sono appena uscito dalla sala e sto ancora cercando di rimettere insieme i pezzi del cervello. Diciamoci la verità: The Mandalorian and Grogu doveva essere l’evento dell’anno, il grande ritorno di Star Wars al cinema dopo non so quanto tempo, e invece? Invece ti ritrovi in sala a guardare quella che a tutti gli effetti sembra una puntata di due ore di Disney+ ma con un budget triplicato. Che poi, intendiamoci, visivamente è uno spettacolo della madonna. Jon Favreau con la telecamera IMAX fa spavento, le scene d’azione nei primi dieci minuti ti incollano alla poltrona, ci sono mazzate vere e astronavi che sfrecciano che ti puliscono gli occhi. Però la scrittura… raga, la scrittura è un disastro di pigrizia.

La trama praticamente è una quest secondaria di un videogioco, di quelle che fai giusto per livellare. La Nuova Repubblica (con Sigourney Weaver che fa il colonnello Ward e vabbè, lei ha sempre il suo carisma indiscutibile) manda Mando a dare la caccia a un ex ufficiale imperiale che si fa chiamare Coin. Ma per trovarlo – e qui la trama diventa quasi una barzelletta – il nostro pistolero deve fare un favore ai gemelli Hutt, i Lumaconi. In pratica deve salvare Rotta, il figlio di Jabba, che qui si è ridotto a fare il gladiatore in un pianeta assurdo che sembra uscito da Blade Runner, tutto pioggia e neon rossi. E la cosa più fuori di testa sapete qual è? Che il lucertolone è doppiato da Jeremy Allen White con un accento da broccolino che fa morire dal ridere, giuro. Ah, e non fatemi parlare del cammeo di Martin Scorsese che fa la voce a un alieno con quattro braccia che vende spiedini spaziali, perché stavo per sputare i popcorn.

Il problema vero di questo film è che c’ha una strizza tremenda di rischiare qualcosa. Mando non si toglie mai il casco (probabilmente Pedro Pascal non era manco sul set a ‘sto giro), evoluzione del personaggio pari a zero, e si torna dritti alla formula della prima stagione. Lui che spara ed è figo, il nanetto verde che fa le magie con le mani quando la situazione si mette male, e via che si vendono i pupazzi per Natale. C’è tutta una parte in mezzo alla palude, tipo a metà film, che dura mezz’ora buona dove non succede letteralmente nulla. Grogu gira a vuoto, Mando fissa il vuoto, e tu sulla poltrona rischi l’abbiocco pesante.

Sia chiaro, ti diverti pure eh. C’è una scena sott’acqua con una specie di piovra-serpente gigante che quasi si mangia la Razor Crest che ti tiene col fiato sospeso, e i combattimenti spaziali con gli Anzellan (quei micro-meccanici adorabili) che riparano i motori mentre le navi saltano in aria sono fighissimi. Però stringi stringi, quando si accendono le luci in sala ti resta addosso quel nervoso tipico di quando paghi il biglietto per un “more of the same” gigante. Un fillerone pensato per far felici i bambini e i nostalgici che fanno il Pointing Meme quando vedono spuntare i mostri della scacchiera del Millennium Falcon. Dave Filoni e Favreau stavolta sono andati troppo sul sicuro, hanno fatto il compitino pulito senza un briciolo di coraggio. Voto 7 di stima perché vedere quei due insieme sul grande schermo fa sempre un po’ casa, e per gli spiedini di Scorsese, ma si poteva e si doveva fare molto di più.