Ma solo a me il finale di Obsession ha fatto un po’ cagare?
Allora, ho appena finito di vederlo e devo scriverlo subito prima che mi passa l’incazzatura. Il terzo atto raga… che delusione. La sceneggiatura fino a quel momento era da dieci e lode, tutta basata sui silenzi, sguardi, una tensione che si tagliava col coltello. Poi all’improvviso? Decidono di accelerare a tavoletta e diventa un melodramma noir quasi ridicolo. Colpi di scena buttati lì tanto per far saltare sulla sedia la gente al cinema, e i personaggi secondari (tipo la moglie e i colleghi di lavoro) liquidati in due minuti netti giusto per sbrigarsi ad arrivare ai titoli di coda. Peccato, davvero.
Però, levato il finale… minchia che film.
La parte centrale ti tiene incollato allo schermo. C’è una scena in cui loro due si nascondono in queste stanze d’albergo tutte fredde, asettiche, geometriche. E il contrasto visivo è pazzesco: fuori c’è l’ufficio, il lusso, la famiglia (tutta roba grigia che sembra una prigione dorata), ma dentro quelle stanze la fotografia diventa caldissima, sporca, soffocante. Luci al neon rosse, ombre profonde… vedi proprio la pelle nuda e sudata che stacca contro il freddo della stanza. Senti il rumore dei vestiti costosi che si strappano perché non c’è tempo, il respiro affannato. Il regista ti incolla la telecamera addosso, sembra di stare lì a spiare.
E la chimica tra i due attori? Roba da matti. Altro che le storielle d’amore della Hollywood di oggi con i corteggiamenti infiniti o gli sguardi dolci da fiction. Qui c’è solo istinto animale. Predatorio. La dinamica si muove come un virus: una mente manipolatrice e una preda fin troppo felice di farsi catturare. La cosa che fa più paura infatti è la violenza psicologica. Questo fatto del segreto che ti corrode le giornate, che pure una banale cena in famiglia diventa un campo minato dove se fai un passo falso salti in aria. Ti fa sentire incastrato. Sai che stai facendo una cazzata atomica che ti rovinerà la vita, ma non riesci a fermarti. È tale e quale a una droga pesante, con le crisi d’astinenza e le paranoie di essere scoperti. Un polsino sistemato troppo lentamente, una mano sulla spalla un secondo di troppo in pubblico, lo schermo del telefono che si illumina di notte… tutti indizi di un disastro imminente. E tu da spettatore sei un sadico, perché non vedi l’ora di vederli precipitare nel burrone.
Onestamente, era da un sacco che non vedevo un thriller erotico così. Ormai il genere sembrava morto e sepolto nei primi anni duemila, ucciso dal politicamente corretto e da produttori terrorizzati dal puritanesimo moderno. Obsession invece arriva dal nulla e ti tira un ceffone in faccia che ti lascia il segno. Perché ha le palle di osare. E la cosa migliore sapete qual è? Che il regista non cerca mai di salvarli. Niente lezioni di morale del cavolo, nessun finale consolatorio. Alla fine rimangono solo le macerie, il vuoto e la puzza di bruciato di un fuoco che ha consumato tutto troppo in fretta. Voto comunque alto nonostante il finale frettoloso.

